Language
 Italian
Summary
Il ricordo di esperienze solidali negli anni '70 nella Taranto vecchia.
A short fragment of the story

Questo è il ricordo di una mia esperienza di quando, negli anni ’70, vivevo a Taranto.


Una signora, che aveva ben 6 figli suoi, istituì una scuola materna privata e gratuita per le famiglie più bisognose e prolifiche di Taranto vecchia. Si erano poi aggiunte una prima e una seconda elementari, con mensa e doposcuola, il che incoraggiava molto le famiglie a non evadere l´obbligo scolastico (una nostra ricerca ci aveva fatto notare che 1/3 dei bambini della nostra scuola materna non proseguiva l´educazione).


Infine, facemmo un esperimento pilota di inserimento scolastico per i minori alla prima denuncia che fuggivano regolarmente dai collegi in cui venivano rinchiusi. Ci venivano affidati dal Ministero di Grazia e Giustizia, che copriva le spese, ma non rischiava la faccia: se il tutto fosse fallito, saremmo stati noi ad avere sbagliato.


Il progetto consisteva nel creare piccole classi di 3-5 ragazzi (avevamo in tutto 24 ragazzi, maschi, sui 12-14 anni), con insegnanti di ruolo, ma reputati idonei alla situazione particolare, capaci di tenerli occupati nei modi più fantasiosi. I ragazzi potevano rientrare in famiglia la sera.


L´aritmetica per i ragazzi non era un problema, compravano e vendevano da sempre. Magari bisognava destreggiarsi con due gemelli, che riuscivano a far credere di essere tutti e due in classe, mentre uno era in strada a vendere le sigarette. Magari bisognava anche far capire a un’ insegnante che non era il caso che lei comperasse dai ragazzi le sigarette di contrabbando!.



Avevo avuto l´incarico, all´inizio del mio secondo anno, di selezionare i bambini da iscrivere alla scuola materna. Avevamo solo 125 posti, ma i richiedenti erano molti di più. Mi era sembrato un compito impossibile: quale la famiglia più povera, il bambino più delicato da privilegiare? E´ stato invece facilissimo. Dopo qualche visita, ho capito: sceglievo di prendere i piccoli che avevano la mamma più maleducata! Era infatti di educazione che c´era maggiore bisogno. Tutti avevano all´occorrenza un cappotto in più, ma capitava di vedere un bimba arrivare a scuola con una ferita in mezzo agli occhi: “La mamma mi ha tirato una cassetta della frutta”. Un bimbetto portò all´asilo dei dischi di musica classica. “Ma che bravo, chi te li ha dati?” “Li ha portati a casa papà, con delle posate d´argento … “


In seconda elementare, allora, si faceva l´esame di stato e i ragazzini che non lo superavano si fermavano lì fino ai 14 anni (fine dell´obbligo scolastico). Ricordo una madre di 12 figli, che ne aveva 6 in seconda elementare! Un giorno, dunque, Luciano (10 anni, seconda elementare) arriva a scuola, corica la testa tra le braccia sul banco, e piange zitto, zitto per tutta la mattinata. Dolce, timido, gli era toccato crescere in una famiglia malavitosa. Capitava magari che il padre rientrasse a casa ubriaco a mezzanotte, e cacciasse tutta la famiglia in strada, compresa una nipotina di pochi mesi, ammalata di rosolia, che ne morì. Suo fratello maggiore aveva ammazzato lo zio. Un giorno dissi alla madre: “Ma si separi da un marito simile!” “Si, lo so che da voi si fa così, ma noi …” mi rispose. Una donna che era stata bella, con un´espressione fine, intelligente.


Mi sembra di vedere ancora, come in un quadro, Cataldo, 12 anni. Grosso, allegro, simpaticissimo, attraversa il ponte girevole, tra sole e mare, infilato in gran maglione color fucsia, e gronda lacrime: un poliziotto lo aveva fermato: “Dove è tuo fratello Vito?” gli aveva chiesto e lui aveva dato l´indicazione, e non sapeva che era ricercato per essere messo in galera.




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Questa storia è stata realizzata in un laboratorio legato al progetto Storie di Mondi Possibili, e pubblicata nell'archivio digitale Powos - Possible World Stories nel 2009.

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