Reminiscenze scolastiche
Storie di quarantena
Language
 Italian
Summary
Questa storia, ambientata nell´anno scolastico 1943-44, é stata narrata al telefono dalla sua protagonista, Cesira Luciani, a sua nipote, che ha pensato di trascriverla. All´epoca Cesira era una ragazzina di 17 anni che frequentava l´Istituto Magistrale. Una mattina trova il primo di una lunga serie di bigliettini sotto il banco, scritto da una bambina che frequenta la stessa aula di pomeriggio. Una storia di amicizia dai toni delicati e umani, vissuta durante la seconda guerra mondiale.
A short fragment of the story

Anno scolastico 1942/43


Frequento il terzo magistrale superiore sezione A dell’Istituto succursale Guglielmo Marconi di Pescara Porta Nuova presso il Palazzo Don Brandano (abate costruttore della Basilica di San Cetteo).

La mia scuola accoglie nelle ore pomeridiane le alunne della terza elementare e al mattino le studentesse dell’Istituto Magistrale. 

E così che a sorpresa, una mattina, trovo sotto il banco un bigliettino scritto su un foglio di quaderno a righe. 

Diceva pressappoco così:

“Mi chiamo Dea Beato. E tu? Vorrei conoscere il nome della ragazza che siede qui al mattino”

E così che inizia una corrispondenza semplice, piacevole e strana che dura un intero anno scolastico, fino a maggio 1943, anno in cui a causa della guerra la scuola chiuse prima i battenti.


 Sai, quando c’erano i bombardamenti, noi andavamo al rifugio della chiesa. A volte le sirene suonavano anche di giorno, durante le lezioni. I pescaresi però non rispettavano molto le regole a dire il vero. Rimanevano per lo più sui balconi e per strada. Infatti, quando ci fu il bombardamento del 31. Agosto, morirono in tanti. Noi dormivamo al quinto piano. Quando suonavano le sirene di notte, io indossavo la mantellina sopra al pigiama e scappavo. A volte perdevo i lacci delle scarpe giú per le scale. Poi, una volta raggiunto il rifugio la suora cominciava a pregare “Salve regina…”.

Noi alunne, di nascosto avevamo composto una canzone che faceva così:


“O collegio che da tutti sei odiato,

tu avveleni col silenzio la mia vita,

tu tormenti il cuore di ogni collegiale,

nel pensiero di chi a casa abbandonò,

o collegio perché,

sotto il tuto tetto arcano,

 ho lo strazio nel cuor, 

perché penso all´amor, (a dire il vero nessuna di noi teneva un fidanzato ma qui la rima cuor amor ci stava bene)

che ho lasciato lontano

si sorride perché mancherà solo (qui si dice quanto tempo mancava alla fine dell’anno),

si sopporta a patir

si sopporta a soffrir,

qui sul suol pescarese.”


Tra i miei vecchi libri e quaderni ho trovato qualche bigliettino di allora: ce n´è uno in cui Dea mi chiede il grande favore di disegnare un fiore per lei. La mia scelta ricade su una pratolina con i petali dai punti rosso acceso. A lei piace molto e mi ringrazia. 


Il tempo è passato. Non abbiamo avuto l’occasione di conoscerci personalmente. Restano i ricordi. Mi avrà pensato qualche volta?



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Countries
City
Pescara, Abruzzo
Why this story is important
Cara nonna, quando ho ascoltato questa storia la prima volta mi hai fatto commuovere. Ti ho vista da una prospettiva diversa, come se avessi teso la mano a quella ragazzina coraggiosa che tesseva un’amicizia di penna sotto ai severi banchi dell’Istituto Magistrale durante la Seconda guerra mondiale. Nonostante la guerra, la lontananza dalla famiglia e tutte le difficoltà e le inquietudini che una ragazzina di 17 anni può avere, hai trovato il tempo di rispondere con gentilezza e cura ai bigliettini che ti lasciava la tua piccola amica Dea.

Sono sicura che anche se non vi siete mai incontrate, Dea non si sia mai dimenticata di quei piccoli gesti e li conservi preziosamente nel suo cuore.

Questa storia narra di piccoli gesti di una semplicità disarmante e per questo così umani: un’umanità semplice e una speranza di cui nei periodi difficili, allora come oggi, tutti abbiamo bisogno.

Grazie nonna per queste note di tenerezza, speranza e allegria!
How this story was created
Questa storia era stata raccontata per la prima volta da Cesira a sua nipote (la sottoscritta) in un viaggio in macchina. Mi aveva emozionato moltissimo e in questi giorni difficili, di quarantena, mi era rivenuta in mente. Credo siano tante infatti le similitudini tra il vissuto di quella bambina del 1943, spaventata per la guerra e per l´incertezza del futuro (anche in quell´anno la scuola fu chiusa prima) e i vissuti dei bambini di oggi, a casa a causa della pandemia. Cosí ho chiesto alla nonna di narrare nuovamente la storia al telefono.
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chiara.giuliani7@gmail.com

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