Libera di pensare, ricordare, immaginare..
Language
 Italian
Summary
Percorso autobiografico per giovani adulte attraverso la scritture di sé, integrata da tecniche creative ed espressive. L'esercizio è stato svolto presso la casa circondariale di Rebibbia, sezione femminile.
A short fragment of the story

Non pensare sempre alla condizione del carcere, evadere attraverso il pensiero, l’immaginazione, la lettura di un bel libro, la preghiera… Tenersi impegnate con le attività, la cura della propria persona, la cultura attraverso i libri, favorire le amicizie… Pensare al futuro, quando si riapriranno le porte della libertà… Il silenzio a volte è solitudine, a volte è concentrazione e meditazione… Caos è una situazione che molte di noi vivono, ma a volte le esperienze dure come il carcere favoriscono la crescita, la maturità e il caos lascia il posto ad un maggiore ordine mentale… Una madre può essere eterna (anche se non c’è più), l’importante è viverla dentro… I legami con la famiglia, gli affetti, soprattutto i figli sono la mancanza più pesante che si può vivere in carcere… Non solo chi è in carcere è prigioniero, anche chi vive in società spesso è prigioniero di sé stesso… L’ombra di se stessi può rappresentare il nostro doppio, la personalità non è mai una, possiamo avere più identità e scaricare sulla nostra ombra quello che più ci pesa quotidianamente di noi… Armonia: amore per i figli, una casa orientale dai contorni addolciti, in pendenza verso il basso… La strada mi ha insegnato tante cose: rispetto, umiltà, educazione… Paura: mio figlio che cresce lontano da me e non ha la possibilità di godersi il mio amore per lui… Anche in carcere non bisogna trascurare la nostra femminilità: trucco, gioielli, abbigliamento… In carcere bisogna dare lavoro alle persone, soprattutto a chi non ha molte risorse economiche, altrimenti si perde il contatto con la realtà… L’uomo non nasce né libero, né prigioniero: sono le condizioni in cui vive e cresce a determinare le sue possibilità e le sue scelte di vita… La libertà la devi cercare anche stando qui, chiusa tra le sbarre, non saprei come dire ma l’importante è sentirsi liberi ovunque, anche in carcere… Se non abbiamo fiducia l’una dell’altra non si riesce ad andare avanti… Chi usa violenza sui bambini, sulle donne, sugli animali, sugli esseri indifesi ha un cuore di pietra… Che male ci sarebbe se dalle finestre del carcere si potesse comunicare con le persone che stanno fuori? Ho sofferto molto e sto soffrendo ancora, ma c’è sempre una rinascita… In carcere bisogna dare la possibilità a tutte di poter vedere i propri familiari, soprattutto i figli… Tutti possiamo sbagliare perché siamo umani, l’importante è non dare pene eccessive perché tutti possiamo rivedere la nostra storia, non fare più certi errori per vivere e fare meglio… Dobbiamo raccontarci non solo le cose brutte che abbiamo vissuto, ma anche le cose belle, perché ci danno la forza per continuare… Puoi perdere la libertà finché stai qua dentro, ma il cuore e l’anima non chiuderli mai, nessuno può togliere la libertà del cuore e dell’anima… Un desiderio in questo momento? Stare accanto a mio figlio… 

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Why this story is important
Creare uno “spazio autobiografico” per favorire l’emergere, o il rafforzarsi, di singole individualità, senza perdere di vista il progressivo formarsi di una identità di gruppo, con lo sguardo rivolto al domani. Era questo l’obiettivo principale che ci eravamo proposti di raggiungere, durante le fasi di progettazione di un percorso autobiografico da proporre ad un gruppo di giovani detenute. Al tempo stesso avremmo cercato di consolidare, per quanto possibile, quel ponte tra il “dentro” (la struttura carceraria con le sue regole, la lenta quotidianità, le opportunità offerte alle ragazze) e il “fuori” (le attività organizzate dalla Direzione di Rebibbia, aperte all’esterno, tra cui il nostro progetto) per facilitare l’ incontro tra provenienze (geografiche, personali, ecc.) diverse, in una atmosfera libera da quei pregiudizi che alzano barriere mentali e culturali, sollecitando le giovani partecipanti ad una rielaborazione del proprio percorso identitario.
How this story was created
Il laboratorio autobiografico è stato condotto da Alfredo Varone, Ferdinando Brugnoli, Veronica Censi nel periodo Febbraio-Maggio 2017 . A seguito del laboratorio sono state prodotte alcune scritture da parte di alcune detenute di Rebibbia.

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