La storia di Aldo Bianzino
Lingua
 Italiano
Riassunto
Il 12 ottobre 2007 Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta Radici subiscono una perquisizione nella loro abitazione vicino Perugia. Nel giardino di casa le forze dell'ordine trovano qualche pianta di marijuana che Bianzino dichiara subito essere per uso personale. Sia lui sia Roberta vengono portati in carcere e due giorni dopo Aldo viene trovato privo di vita nella sua cella.
Un frammento della storia

Dopo 13 anni non si è ancora giunti ad ottenere verità e giustizia per Aldo Bianzino e per la sua famiglia. Non vogliamo in alcun modo che su questa vicenda cali il silenzio, e per questo continueremo a portare la nostra testimonianza fino a quando ce ne sarà bisogno, con la consapevolezza che un cittadino posto sotto la custodia dello Stato debba rappresentare per lo Stato stesso il bene più prezioso. Che quando lo Stato, i suoi apparati, i suoi uomini si rivelano non solo incapaci di tutelare l'integrità e l'incolumità di quel cittadino ma sono sospettabili di aver collaborato alla sua morte l'intero Stato di diritto entra in crisi.



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Paesi
Perché questa storia è importante
Questa storia è importante perché denuncia una vicenda che ricorre nel nostro paese: gli abusi delle forze dell'ordine e la conseguente giustizia mancata. Una storia dunque importante per gettare luce sul tema e per portare avanti la campagna di Rudra Bianzino, figlio di Aldo Bianzino: una campagna con cui chiede la riapertura del caso Bianzino e l'istituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare sui casi di presunti abusi da parte delle forze dell’ordine.
Come è stata creata questa storia
Questa storia è stata realizzata dal team di A Buon Diritto, associazione che da anni segue e denuncia le storie di abusi da parte delle forze dell'ordine.
Referenze
La storia di abusi e torture da parte delle forze dell'ordine in Italia non è questione di "mele marce". Nel quadro europeo, soltanto l'Ucraina "ci batte in quanto a numero di ricorsi per casi di tortura come emerge dalla Relazione sullo stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dello stato italiano, contro il nostro Paese sono stati presentati ben 10.100 ricorsi."
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