Storie di quarantenaEduStories
Lingua
 Italiano
Riassunto
Una figlia, una mamma e un giardino. La pazienza e il coraggio di camminare dentro la tempesta.
Un frammento della storia

Un giorno prima della chiusura totale dell’Italia, di quel lockdown che ci avrebbe cambiati tutti e per sempre, mi sono trovata a Bolsena, a casa di mia mamma, guardando il nostro Presidente del Consiglio sigillare i seicento chilometri che mi separavano dalla mia attuale città di residenza, Torino.

 La paura come vestito… Le tre settimane sono diventate quasi tre mesi, in cui ho convissuto con mia mamma e mio marito, figlia e moglie e senza un lavoro, perso inaspettatamente. Per tanti giorni ho avuto la paura come vestito, per mia mamma e la sua condizione di salute, per il mio futuro, per quella libertà che forse non sarebbe più tornata.

In quelle settimane mi è mancato tutto: il lavoro, i musei, i concerti, gli aperitivi con gli amici, le passeggiate, le distrazioni, la libertà. Non mi sono “salvata”, anche se l’avrei voluto. Ma forse ho guadagnato, con fatica, molto di più.

…. E adesso, dopo tanti mesi di cure silenziose.... Non sono mai riuscita a tenere un’orchidea. Me ne sono state regalate tante negli anni, eppure mi è sempre mancata la pazienza, l’accortezza, la dedizione per cercarle il posto più luminoso ma senza luce diretta, per accorgermi dei cambi di temperatura, per ricordarmi di bagnarla 40 secondi, una volta a settimana, sotto l’acqua fredda.

Bianca mi è stata regalata a ottobre: piccola piccola, fiorita. Son nati subito nuovi boccioli, ma lei non parla e io non ho sentito gli spifferi d’aria nella veranda. Così i boccioli sono velocemente appassiti.

Durante il Covid l’ho portata con me: cercavo boccioli, giorno dopo giorno, e per settimane non mi sono accorta di un nuovo rametto. Poi un pomeriggio di inizio maggio l’ho guardata diversa, e allora si che l’ho visto: un piccolo bocciolo cresciuto sul rametto, senza che io ci avessi mai fatto caso.

Così Bianca ha fatto un altro viaggio, con me sul treno per tornare a Torino, avvolta in un tessuto non troppo spesso da farla soffocare e non troppo leggero da far passare gli spifferi d’aria. Ho continuato a bagnarla e a concimarla, le ho persino parlato certi giorni, anche se lei rimaneva chiusa.

E adesso, dopo tanti mesi di cure silenziose, e’ fiorita



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Paesi
Città
Bolsena (VT)
Referenze
Per saperne di più su Natalia Pazzaglia:
https://www.lafededeglialtri.com/

Dall'archivio di Geapolis -
Giovani adulti che osano: Intervista a Natalia Pazzaglia (Novembre 2017)
http://geapolis.eu/osare-la-via-della-fede-con-natalia-pazzaglia/
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