Imparare dalle storie

La storia…

Ieri, oggi e domani
La narratrice di questa storia scopre le sue origini greche dopo la morte del nonno.
Quando penso alle mie origini, provo sensazioni contrastanti.

Da un lato sento dentro di me l’orgoglio di provenire da quella terra, la Calabria, una terra bellissima ma straziata dagli interessi e dall’indifferenza. Sento che lì si vive una vita diversa, in un certo senso “più vera” e più vicina alle esigenze comuni ad ogni essere umano, una vita meno alienata di quella che faccio a Roma. A tutto questo si aggiunge l’attrazione fatale per il mare (con cui sono cresciuta), l’amore per la montagna e per la natura, la voglia di semplicità e la possibilità di aiutarsi in modo semplice e spontaneo, fra amici e famiglia. A volte mi viene voglia di tornare lì, per sempre.

Dall’altro lato, però, mi sento in gabbia. Penso ad un ipotetico ritorno e capisco che forse quel tipo di socialità – per quanto più comunitaria e genuina – mi starebbe stretta. Perché in Calabria, nella maggior parte dei casi, le tradizioni buone vanno di pari passo con quelle cattive. Attorno a te c’è una comunità che ti sostiene, ma allo stesso tempo ti giudica. Dove è facile ricadere nello stereotipo del “diverso” (o, nel mio caso, della “femminista guastafeste”).

La Calabria è la terra delle comunità che si sostengono ma, allo stesso tempo, dell’individualismo più sfrenato, perché ognuno bada a sé e si salvi chi può, in una terra dove lavoro e sanità sono mera utopia (la scuola – ancora – resiste).

Per questo motivo, leggere della mia terra (e di una zona così particolare come quella grecanica come nella storia di Lucia), mi suscita una forte empatia, perché comprendo quelle sensazioni (anche se, a differenza di chi racconta quella storia, io non sono arrivata ad una conclusione netta).

Non posseggo una soluzione razionale per questa scissione interna. Il contrasto, piuttosto, lo risolvo con il sogno: sogno di poter tornare in una terra dove comunità non significhi necessariamente controllo, dove la gente impari a mobilitarsi per la propria autodifesa collettiva (e non individuale), dove vivere in mezzo alla natura non significhi isolamento, ma maggiori opportunità di una vita piena e condivisa.

E, nel frattempo, lotto per conservare memoria e sogno.