Imparare dalle storie

La storia…

Libere senza paura
Arianna racconta la storia del suo incontro con la scuola di genere contro la violenza sulle donne a Santa Fe, in Argentina, dove ha vissuto sei mesi della sua vita. Qui ha avuto modo di conoscere altre donne, intessere legami e vivere la forza della sorellanza. L'esperienza l'ha cambiata e, oltre ad averle fatto conoscere una realtà di cui non sapeva, l'ha aiutata a superare i suoi timori.
Affinché la libertà non rimanga solo un desiderio

Quella che è appena passata è la settimana dedicata ad azioni e campagne contro la violenza di genere da parte degli uomini. Proprio lo scorso sabato, qui nella città in cui vivo (Roma), c’è stato un grosso presidio in piazza del Popolo che ha ribadito la necessità di lottare per le donne e per tutte le altre soggettività oppresse da questo sistema. Una lotta che mira ad un solo obiettivo: la libertà.

Per questo motivo, la storia di Arianna (“Libere senza paura”), che racconta della sua esperienza in una scuola di genere in Argentina, mi ha fatta riflettere, confermando in me l’idea che per cambiare questo stato di cose non possiamo che partire che da noi stesse.

Liberare dunque noi stesse da stereotipi, pregiudizi, aspettative sociali. Partire da noi per cambiare però il mondo, perché la violenza di genere non è un problema individuale, ma è sociale. Ed è strutturale e sistematico: il mondo in cui viviamo si basa su questa violenza e sopraffazione, è un mondo fatto su misura per gli uomini, in cui le donne o devono adeguarsi o soccombere. E noi – donne, sorelle, compagne – non vogliamo nessuna delle due opzioni. Vogliamo sognare di libertà, giustizia sociale, pratiche egualitarie. Tutte idee che hanno sì a che vedere con la liberazione della donna e col femminismo: perché solo noi possiamo pensare in una nuova ottica, partendo dalla nostra oppressione, demistificandola e creando nuovi pensieri per questo mondo, per noi e per gli altri che lo abitano.

Vorrei che ci fosse una scuola di genere come quella di Santa Fe in ogni quartiere della mia città, in ogni angolo di mondo. È questo ciò che la storia di Arianna mi fa desiderare. Impegnarmi in prima persona, con altre donne, in modo costante e attivo. In modo da contaminare ogni spazio e non lasciarne a chi invece continua a creare violenza e sopraffazione.