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 Italiano
Riassunto
A Malta, tre giovani rischiano la prigione a vita per avere aiutato altri richiedenti asilo a fuggire dalla tortura. Unisciti a noi per chiedere giustizia.
Un frammento della storia

Alle persone salvate era stata promessa la salvezza in Europa, ma si sono ben presto rese conto che stavano per esser riportate indietro, in Libia. All’idea di tornare alle torture da cui erano fuggite il panico si diffonde sulla nave. Le persone piangevano e gridavano “Non vogliamo tornare in Libia!”, “Preferiamo morire”. Sapendo che parlava inglese, il primo ufficiale chiede a uno dei ragazzi “Che cosa posso fare per calmarli?”. “Non riportarci in Libia”, gli risponde il ragazzo. 


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Perché questa storia è importante
Questa storia è un invito all'azione: attraverso il racconto di un'ingiustizia, che vede i migranti subire le leggi della Fortezza Europa, Amnesty International invita ad attivarsi per salvare la vita di chi, soltanto per aver desiderato e provato a vivere una vita migliore, rischia di finire in carcere. La storia e l'appello di Amnesty invitano anche a riflettere su quanto media e politici usino la questione dei migranti a loro favore, giocando sulla pelle delle persone.
Come è stata creata questa storia
La storia è stata raccolta dal sito di Amnesty International Italia ed è stata editata dal team di Storie di Mondi Possibili.
Referenze
La criminalizzazione dei migranti e della solidarietà nei confronti dei migranti è una realtà sempre più concreta, che si abbatte sulla vita di attivisti e attiviste ma soprattutto di chi decide di migrare. In questo quadro, la Libia è un punto di snodo centrale per chi vuole provare ad attraversare il Mediterraneo: ogni giorno centinaia di migranti si imbarcano. Alcuni riescono ad arrivare in Italia o a Malta, altri vengono soccorsi dalle poche navi di ONG che ancora possono operare nel Mediterraneo, altri ancora non ce la fanno. Nel solo 2021, almeno 190 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo (dati marzo 2021).
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