La nazione mobile che si muove per il mondo

Lo scorso 20 giugno si è celebrata, in tutto il mondo, la giornata mondiale del rifugiato. Mi ha colpito la metafora proposta da Edoardo Camurri nella puntata di #Maestri (il programma di Rai Cultura) creata per l’occasione: “Profughi e rifugiati, una nazione mobile che si muove per il mondo oltre le frontiere, in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni”.

La professoressa Silva Salvatici ci aiuta a comprendere questo fenomeno sociale in una prospettiva storica: “L’esodo di uomini e donne che sono costretti a lasciare il loro luogo di origine a causa della violenza della guerra, delle persecuzioni, accompagna la storia dell’umanità fin da tempi molto lontani (…) Ma è solo nell’Europa contemporanea che i profughi diventano un soggetto collettivo ritenuto come tale, e una questione legata alla politica internazionale”.

È infatti nel XX secolo, chiamato anche secolo dei rifugiati, che si moltiplicano “le rotte delle popolazioni in fuga,” che aumenta il numero dei rifugiati. Pensiamo ad eventi come la Prima e Seconda Guerra Mondiale, e le masse di popolazioni costrette a lasciare i loro paesi per la ridefinizione dei confini nazionali avvenuta dopo i due conflitti; pensiamo al processo di decolonizzazione. Chi fugge non solo lascia un luogo, ma perde anche i diritti legati all’essere cittadini della propria nazione di origine. Il 2020,seocndol’UNHCR, ha visto circa 79,5 milioni di profughi, in tutto il mondo.

Ed è sempre l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, che ci riporta alcuni dati essenziali sulle persone in fuga:
• “Almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case negli ultimi dieci anni, in cerca di sicurezza all’interno o al di fuori dei propri Paesi. Si tratta di un numero di persone maggiore di quello dell’intera popolazione dell’Egitto, il 14° Paese più popoloso al mondo.
• Il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato dal 2010 (41 milioni allora contro 79,5 milioni oggi).
• L’80 per cento delle persone in fuga nel mondo è ospitato in Paesi o territori afflitti da insicurezza alimentare e malnutrizione grave – molti dei quali soggetti al rischio di cambiamenti climatici e catastrofi naturali. (….)
• Oltre otto rifugiati su 10 (85 per cento) vivono in Paesi in via di sviluppo, generalmente in un Paese confinante con quello da cui sono fuggiti.
• Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar. (….)
• L’impegno a “non lasciare indietro nessuno” sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ora include esplicitamente i rifugiati (….) .”

https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/comunicati-stampa/l1-per-cento-della-popolazione-mondiale-e-in-fuga-secondo-il-rapporto-annuale-dellunhcr-global-trends/

Il fenomeno dei rifugiati è “una componente imprescindibile del tempo in cui viviamo”, legato non solo a fenomeni politici, ma anche al cambiamento climatico, quindi è un fenomeno che va gestito con intelligenza e umanità.

“È poliglotta. Ha viaggiato molto. È flessibile, capace di adattarsi a impieghi diversi. Sa leggere velocemente il contesto in cui si trova. Sa fare squadra, perché ha vissuto molto in gruppo.”

Non è il profilo di un manager, come fa notare Camurri, ma una descrizione che ben corrisponde ad un profugo o una profuga. Come ci ricorda Silia Salvatici, “questi uomini e donne, a cui siamo abituati a pensare solo come portatori di bisogni, sono anche uomini e donne con straordinarie risorse, risorse che hanno dovuto mettere a frutto proprio in virtù della loro storia”.

https://www.raiplay.it/video/2020/10/Maestri-Silvia-Salvatici-Il-Novecento-come-secolo-dei-rifugiati—Paola-Antonelli-Videogames-e-design-18324386-1153-43c4-afb9-2de332bdc0d0.html